Legge di Stabilità 2016: i punti cardine all’attenzione del Governo

In questa estate ed in particolar modo nel mese di Agosto, la Legge di Stabilità 2016 è entrata a far parte degli argomenti più caldi e discussi dall’opinione pubblica. Il dato certo – al di là dei contenuti che troveremo nella prossima manovra – è infatti che la Legge in arrivo si avvarrà di elementi determinanti per il funzionamento della nostra economia: tra tasse, pensioni e detrazioni, la carne sul fuoco è davvero molta!

Local Tax e abolizione Tasi sulla prima casa

Tra i punti cardine di questa prossima manovra troveremo la Local Tax, la cosiddetta tassa unica di competenza comunale che spazzerà via tutte le altre forme di imposte e tasse di natura comunale. La local tax dovrebbe semplificare di molto la percezione che i cittadini hanno nei confronti del Fisco, oltre che incrementare le possibilità di trasparenza e determinazione del loro ammontare.

Contestualmente all’introduzione della local tax, però, la Legge di Stabilità 2016 dovrebbe vertere su un argomento molto discusso in queste ultime settimane: l’abolizione della tassa sulla prima casa. Il premier Renzi ha più volte rilanciato l’intenzione di alleggerire il carico fiscale che grava sulle tasche dei cittadini, e di farlo mettendo mano alle imposte presenti sulla casa per via del fatto che la prima abitazione, in Italia, viene percepita come una sorta di “bene sacro” (ad oggi più dell’82% della popolazione è proprietaria di almeno un’unità abitativa).

La roadmap ancora all’attenzione dell’esecutivo prevede l’abolizione della Tasi sulla prima casa per tutti i proprietari (indipendentemente dal valore dell’immobile e dalla dichiarazione dei redditi di ciascun contribuente), ma al tempo stesso mette mano all’abolizione di alcune tipologie di Imu come ad esempio quella gravante sui terreni agricoli e sui macchinari imbullonati. Tramite queste due misure si vuole strizzare l’occhio tanto ai proprietari di una casa quanto a coloro i quali hanno un’impresa.

Il MEF prevede che i costi della sola abolizione della Tasi ammonteranno a 3.4 miliardi di euro, mentre invece nel caso in cui l’eliminazione del tributo avvenisse solo per gli immobili di fascia media e di fascia medio-bassa l’ammontare sarebbe di 2.2 miliardi. In quest’ultima ipotesi gli 1.2 miliardi risparmiati potrebbero essere dirottati a favore della totale deducibilità IMU sui capannoni delle imprese. Su questo fronte (abolizione totale o abolizione parziale) c’è discussione all’interno dell’esecutivo stesso, con un premier che spinge per l’abolizione della Tasi a tutti e con un sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti che invece preme su una misura un po’ più equa.

Riforma delle Pensioni: più flessibilità alla Legge Fornero

E poi c’è anche la Riforma delle Pensioni. Sotto questo punto di vista il Governo vuole rivedere la Legge Fornero dandole una maggiore flessibilità. L’obiettivo è quello di garantire un assegno universale per gli over 55 che si ritrovano senza un posto di lavoro e al contempo senza un assegno pensionistico.

Ma la Riforma potrebbe invogliare i lavoratori a non andare in pensione prima del termine ultimo: chi dovesse decidere di uscire dal mercato del lavoro in via anticipata rispetto ai naturali tempi di scadenza potrebbe veder decurato il proprio assegno pensionistico fino al 30%. Anche qui però si respira non poca tensione. Da una parte c’è chi ritiene utile sfavorire la pensione anticipata per far sì che l’Inps non si ritrovi a dover pagare troppo e per troppo tempo, ma c’è anche da tener conto di una voce in continua crescita che vede invece nella pensione anticipata un’occasione per favorire l’occupazione giovanile.

La pressione fiscale calerà, ma ci sono le coperture?

La prossima Legge di Stabilità 2016, così messa, sembrerebbe vertere sul sostanziale abbassamento delle tasse e sulla riorganizzazione generale del Fisco. Tuttavia, trattandosi di una manovra, saranno presumibilmente molte altre le misure che verranno portate all’attenzione anche se al momento non se ne parla poi molto.

La discussione è difatti concentrata su questi che abbiamo già eletto come i principi cardine della manovra. Ma c’è un ma. Perchè tali misure si presuppone siano coperte in termini di spesa, ma al momento risulta davvero poco chiaro il metodo che il Governo intenderà seguire per far sì che un tale abbassamento della pressione fiscale non si riduca in un aumento del deficit o in un contenimento dei servizi pubblici.

La sterilizzazione delle clausole di salvaguardia (aumento di IVA e accise) che scatteranno dal 1 Gennaio 2016, infatti, ci costa già solo quella ben 18.8 miliardi di euro. Poi c’è da metter mano alla reindicizzazione delle pensioni e al rinnovo del contratto dei lavoratori del pubblico impiego così come stabilito da due recenti sentenze della Corte Costituzionale, e qui, udite udite, sono altri 2.1 miliardi. Come se non bastasse c’è da reperire 1.5 miliardi di euro per estendere la decontribuzione totale per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. Il totale per sole tre misure è di 22.4 miliardi di euro, che se sommato alle misure di abolizione della Tasi e di parte dell’Imu arriva a toccar quota 27 miliardi di euro all’incirca.

Il Governo promette di reperire questi soldi un po’ sforando i parametri di Bruxelles (e potrebbe farlo dal momento in cui il tetto del 3% del deficit/Pil è stato mantenuto a differenza di molti altri Paesi europei). Altre risorse dovrebbero arrivare dalle entrate conseguite grazie a una strenua lotta all’evasione fiscale che in questi ultimi mesi ha portato a un +7% di incassi, mentre la gran parte della fatta potrebbe pervenire da una spending review alquanto serrata anche se ad oggi non ne conosciamo i reali punti di realizzazione.

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