Oro tra alti e bassi: la parabola del metallo giallo risente della volatilità dei mercati

Di Enza Petruzziello

oroÈ da sempre considerato un bene rifugio, quello su cui investire soprattutto nelle fasi che preludono a un’impennata dell’inflazione. Eppure l’oro non brilla più regolarmente, colpa dell’instabilità e volatilità dei mercati finanziari. Lunga è stata la parabola che ne ha dimezzato il valore in quattro anni: dal record di 1.920 dollari l’oncia del settembre 2011, ai 1.050 toccati due mesi fa, anche se dal primo gennaio – in sole sei settimane – il metallo giallo ha guadagnato il 18%, navigando intorno ai 1.260 dollari l’oncia. Molto facile, dunque, farsi prendere dall’entusiasmo per questa nuova rinascita. Ma non sempre tutto quel che luccica è oro, appunto.

Molti sono i fattori di volatilità che spingono alle speculazioni sui prodotti o sulle piazze più deboli: il dollaro meno forte, l’incertezza sui mercati e il taglio dei costi d’estrazione fanno impennare i lingotti, spingendo gli investitori, proprio come nelle fasi iniziali della crisi, verso i cosiddetti beni rifugio. Ecco perché le quotazioni dell’oro, che tende in effetti a scendere quando i tassi risalgono e che non corre il rischio insolvenza, sono salite nelle ultime settimane. Si tratta però di un salire e di uno scendere continuo. Proprio per questo gli analisti avvertono: il rialzo potrebbe non durare molto. Goldman Sachs ha infatti annunciato previsioni sui mille dollari entro la fine del 2016 grazie alla crescita a stelle e strisce e al costo del denaro che tornerà a salire. Per gli analisti, le banche hanno ampia liquidità per poter mantenere i livelli di finanziamento contro una maggiore capitalizzazione, gli effetti macro negativi del prezzo basso del petrolio si sono già fatti avanti e non sono sistemici, i ribassi provenienti dalla Cina sono limitati e gli Stati Uniti sono lontani dalla recessione. Insomma meglio andare cauti nell’acquisto dell’oro il cui prezzo nelle ultime settimane è tornato a scendere dopo il forte rialzo registrato nel 2016.

Testimonianza di quanto sia volubile il mercato sono i dati della scorsa settimana quando l’oro ha chiuso a -0,24% a 1222,30 dollari l’oncia, invertendo così la sua buona rotta e tornando ai livelli di febbraio 2015. L’oro ha lottato durante le ultime due settimane, con la forza del dollaro che ha pesato sul mercato e una ripresa nei mercati azionari che ha ridotto la necessità di assicurazioni contro i rischi.

Come fa notare Vincenzo Longo, market strategist di IG: «Sui mercati l’incertezza è ancora elevata. Ci sono ancora tanti nodi che devono essere sciolti, che vanno dal rallentamento cinese alla precaria situazione delle banche europee. Elementi questi in grado di tornare a far brillare l’oro così come ha fatto la crisi della periferia della zona euro a cavallo tra il 2011 e il 2012». Molto, ovviamente, dipenderà anche dalle sorti dei listini azionari: se le borse continuano a andare giù è possibile che altri investitori cerchino protezione tra i lingotti. L’alternativa è tra l’oro fisico, acquistabile attraverso strumenti come gli Etc e un paniere di azioni del settore aurifero, tramite fondi attivi o Etf.

Intanto, proprio ieri, è ripartita la corsa dell’oro nonostante il clima di risk on presente sui mercati nelle ultime due settimane. Il metallo prezioso è arrivato sino a 1.260 dollari/oncia, livelli che non vedeva dall’11 febbraio. Il superamento di tale riferimento potrebbe aprire a un allungo in direzione di 1.300 dollari. Tra alti e bassi, dunque, l’oro fa ancora ben sperare.

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