Bonus Sud valido anche per la conversione dei “vecchi” contratti

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Il bonus occupazione Sud non spetta nel caso di assunzioni di lavoratori con contratto intermittente. Lo ha stabilito l’Anpal in una recente nota, in cui si risponde ad alcuni quesiti posti dagli operatori del settore. Il bonus è invece utilizzabile a fronte della trasformazione a un contratto a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine avviati entro il 2016.

Come noto, lo sgravio contributivo che negli ultimi mesi si è fatto conoscere come bonus Sud può essere richiesto per le assunzioni effettuate tra il 1 gennaio 2017 e il 31 dicembre 2017, e per i contratti di lavoro a tempo determinato iniziati nel 2016 ma trasformati nel 2017 in contratti a tempo indeterminato. Le risorse stanziate ammontano a 500 milioni di euro e, per le Regioni in transizione, a 30 milioni di euro. L’incentivo viene riconosciuto anche per le assunzioni a tempo determinato di durata non inferiore a sei mesi che mirano alla somministrazione definitiva del lavoratore, e per quelle a tempo indeterminato (inclusi i rapporti di apprendistato professionalizzante).

L’incentivo, insomma, riguarda un’ampia platea di casi e si rivolge in particolare a quelle imprese (private) che assumono persone disoccupate. Per i giovani che al momento dell’assunzione hanno un’età compresa tra i 16 e i 24 anni basta rispondere allo status di disoccupato per beneficiare della misura, mentre i lavoratori con almeno 25 anni di età al momento dell’assunzione incentivata devono soddisfare un altro requisito, ovvero essere sì disoccupati, ma anche risultare privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

Il bonus Sud, proprio perché riguarda appunto il Sud, è valido nelle Regioni di Calabria, Campania, Sicilia, Puglia e Basilicata, considerate le aree meno sviluppate del Paese, ma anche in quelle di transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna) che sono cioè in uno stato intermedio tra lo status di Regione sviluppata e quello di Regione non sviluppata. Di fatto, il bonus permette di alleggerire il datore di lavoro dal pagamento dei contributi previdenziali che avrebbe dovuto versare ai neoassunti: i contributi previdenziali saranno quindi stanziati dallo Stato attraverso il fondo messo a disposizione, e potranno ammontare alla misura massima di 8.060 euro annui per ciascun lavoratore assunto.

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