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Ape Sociale, buone e brutte notizie di inizio agosto

Pensione di Vecchiaia: a chi spetta e come ottenerla

I lavoratori residenti all’estero non avranno diritto ad usufruire dell’Ape Sociale. Lo ha precisato l’Inps nella circolare 100/2017 dove vengono illustrati i requisiti necessari per poter beneficiare del sussidio di accompagnamento alla pensione. A differenza di quanto stabilito per i lavoratori precoci, il cui trattamento pensionistico non è vincolato alla residenza in Italia, l’Ape Sociale non verrà riconosciuta a quanti non abbiano la residenza in Italia.

Ciò significa che anche chi se la vedrà riconosciuta, per continuare a riceverla non potrà registrare la propria residenza all’estero neanche in un secondo momento: pena, la decadenza del beneficio. Ma questo non è l’unico limite al campo di utilizzo dell’Ape Sociale.

I limiti (nascosti) dell’Ape Sociale

Il trattamento, infatti, non può essere perfezionato sommando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, né v’è la possibilità di far valere nel conteggio le maggiorazioni contributive di cui la persona richiedente potrebbe far uso all’atto del pensionamento. Detto in parole povere significa che non si potrà valorizzare la maggiorazione contributiva di due mesi per ciascun anno di lavoro subordinato svolto a fronte di una invalidità superiore al 74%, così come viene previsto da una legge del 2000.

Insomma, per determinare se si può rientrare tra i soggetti beneficiari dell’Ape Sociale non basta dimostrare di essere “in regola” con i requisiti più noti, di cui i media e la politica hanno parlato a più riprese: forse sarà il caso di avere un occhio di riguardo in più prima di fare la richiesta, perché di “condizioni nascoste” ce ne sono molte di più di quanto si sia fatto credere!

Buone notizie per le lavoratrici madri

Ci sono però buone notizie per le lavoratrici madri. Per loro infatti basteranno meno anni di contributi per accedere al pensionamento anticipato. In pratica, le lavoratrici che hanno almeno 2 figli e che vogliono andare in pensione già a 63 anni usufruendo dell’Ape Social, potranno farlo, a patto ovviamente di avere accumulato almeno 28 anni di contributi. Per le lavoratrici con un solo figlio, invece, gli anni di contributi versati devono esser stati almeno 29.

Su questi numeri però non c’è ancora la più assoluta certezza: questa è per ora una proposta avanzata dal ministro del lavoro Poletti che verrà discussa a fine agosto, quando riprenderanno cioè le trattative tra governo e sindacati.

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