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L’Italia ha bisogno di svegliarsi e sistemare le sue banche

Le turbolenze perduranti del mercato sono un chiaro messaggio al governo italiano: accelerare il prima possibile l’opera di riparazione probabilmente costosa delle fragile situazione bancaria onde evitare costi maggiori. Se da un lato la caduta della valuta turca ha provocato forti ripercussioni sulle obbligazioni e azioni bancarie italiane, dall’altro tutto questo va visto in un ambito più ampio: una tempesta finanziaria ed economica sta prendendo forza.

Quando le banche centrali mondiali fermeranno gli stimoli monetari, i costi per i prestiti immancabilmente aumenteranno, cosa che in parte sta già accadendo. Grazie al programma di acquisto di obbligazioni, la BCE ha mantenuto i tassi italiani molto bassi. Ma le cose stanno per cambiare: nei prossimi mesi la loro ascesa potrebbe essere repentina.

In tutto questo, il rallentamento della crescita economica non fa altro che creare preoccupazioni. La pressione finanziaria sul governo aumenterà, considerando che sarà costretto a rifinanziare oltre 300 miliardi di euro di debito a tassi di interesse più elevati entro la fine del 2019, in un momento in cui indebolire la crescita significa diminuzione delle entrate fiscali e aumento della domanda di spesa sociale. La conseguenza? Probabile aumento del debito pubblico.

Per quanto gravi siano i problemi fiscali, la tempesta causerà il massimo caos dove la struttura è più fragile: il sistema bancario.

Essendo gli investimenti in titoli di stato molto presenti nelle banche, l’aumento dei tassi d’interesse e le preoccupazioni finanziarie non fanno altro che causare perdite di valore delle obbligazioni, con conseguente diminuzione del capitale bancario. Peggio ancora, un rallentamento economico causerà alle banche ancora più sofferenze, e poiché la loro debolezza significa più passività per il governo, il ciclo si intensificherà.

Quando ci si avvicina a una crisi finanziaria, tutte le opzioni politiche non sono buone. Ma la storia insegna che ritardare l’azione porta solo a maggiori costi in seguito. Così come il suo predecessore, il nuovo governo non è disposto a infliggere dolore ai mutui in sofferenza ed ai creditori imprudenti delle banche italiane. I decisori continuano a sperare che il lungo periodo di bassi tassi d’interesse e una crescita costante cureranno i mutui e permetteranno il rimborso dei creditori. Un tale ottimismo è palpabilmente illusorio.

Il governo ora deve agire rapidamente. Deve accelerare i fallimenti dei mutui in sofferenza, imporre perdite ai creditori e alle banche di aumentare i loro accantonamenti contro i crediti inesigibili. Naturalmente, tali mosse eleveranno le tensioni del mercato, ma sono necessarie per evitare che lo stress diventi insopportabile nei prossimi mesi.

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