L’Italia rischia di accendere una nuova crisi nell’Eurozona

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Mentre i due leader della coalizione di governo continuano a litigare su argomenti certo importanti ma attualmente poco influenti nel quadro generale, la situazione economica del Paese è più che mai preoccupante. L’Italia scivolò in recessione alla fine del 2018 a causa di due trimestri consecutivi di contrazione economica. Il governo fu costretto a rivedere le sue previsioni di crescita per il 2019, considerando l’evidente rallentamento economico. Ciononostante, l’esecutivo parlò di una crescita del prodotto interno lordo (PIL) dello 0,2% nel 2019.

Il Ministero del Tesoro ha anche annunciato l’aumento al 2,4% del PIL del deficit di bilancio 2019, in rialzo rispetto allo 2,04% fissato a dicembre. Basti ricordare cosa accade negli ultimi mesi del 2018, con il governo italiano in aperta polemica con i responsabili finanziari dell’Unione Europea sull’approvazione della Legge di Bilancio, considerata insufficiente per affrontare il problema del debito pubblico.

Secondo Eurostat, il debito pubblico italiano è attualmente cresciuto arrivando al 132,2% del PIl, mentre a fine 2018 lo stesso era al 131,4%. La Commissione europea, incaricata di monitorare i bilanci degli Stati dell’Eurozona, si è astenuta a dicembre dall’avviare provvedimenti disciplinari nei confronti dell’Italia per le sue crescenti passività. Inoltre, ha di recente affermato che valuterà a giugno l’osservanza da parte di Roma delle norme fiscali dell’UE, tra cui l’obbligo di tagliare il debito.

Sempre la Commissione europea terrà conto dei dati sul debito finale di Eurostat, delle sue previsioni sull’evoluzione del debito in scadenza a maggio e della relazione dell’Italia sui piani fiscali per i prossimi tre anni. Il commissario europeo per l’economia Pierre Moscovici ha dichiarato che le nuove previsioni dell’UE, previste per il 7 maggio, riconosceranno l’attuale rallentamento economico.

Alcuni eminenti analisti economici hanno lanciato un preoccupante avvertimento: l’economia italiana rischia di rimanere statica, con ulteriori ripercussioni sull’intera zona euro. Ciò potrebbe rappresentare un problema più grande della precedente crisi dell’eurozona e potrebbe ancora una volta mettere in pericolo la stessa moneta unica.

Il governo italiano aveva precedentemente dichiarato che aveva tutto le intenzioni di tentare di sollevare l’economia nella seconda metà dell’anno con una serie di stimoli che includono alcune agevolazioni fiscali sugli investimenti, minori imposte su fabbriche e magazzini e procedure semplificate per le gare pubbliche. Gli obiettivi del governo italiano saranno poi successivamente aggiornati a settembre 2018.

I dati degli ultimi giorni rilasciati da Eurostatmmostrano che l’indebitamento complessivo nella zona euro è sceso dall’87,1% del 2017 all’85,1% del PIL del 2018. Anche il deficit di bilancio aggregato del blocco valutario dei 19 paesi è sceso dall’1% del 2017 allo 0,5% del PIL nel 2018.

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