DL Fallimenti fa un passo in avanti: la riforma in 5 punti

L’iter legislativo del DL Fallimenti continua a marciare dritto: dopo l’approdo alla Camera dei Deputati per l’inizio del dibattito generale, nella giornata di martedì scorso è stata posta la fiducia al testo e proprio l’altroieri ha avuto luogo la votazione finale: in questa seduta la Camera ha votato la fiducia con 335 voti a favore, 188 contrari e un astenuto. A questo punto il testo della riforma passerà al Senato a cavallo tra il 3 e il 7 agosto.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio Vincenti, ha spiegato le ragioni che hanno spinto il Governo a chiedere la fiducia sul DL Fallimenti: secondo De Vincenti parliamo di una riforma molto importante per il sistema Italia poiché fa suoi alcuni punti cruciali per quel che riguarda la riattivazione del credito per le imprese e lo sblocco di una serie di crediti ancora insoluti.

Ma cosa prevede il DL Fallimenti e perchè è stato tanto contestato da parte delle opposizioni? E soprattutto, cosa prevede la norma “Salva Ilva” che è stata inserita al suo interno?

DL Fallimenti: la riforma vista nei 5 punti principali

Il DL Fallimenti tanto voluto dall’esecutivo ma al tempo stesso osteggiato dalle forze di opposizione, si basa essenzialmente su cinque pilastri fondamentali:

  1. Col fine ultimo di tutelare e sostenere l’imprenditore che attraversa un periodo di crisi, il DL Fallimenti interviene modificando alcuni aspetti della legge 267/1942 e lo fa facilitando l’accesso al credito anche quando l’azienda vive un particolare periodo di crisi. Dopo aver ascoltato i creditori più importanti, il Tribunale può perciò autorizzare i finanziamenti interinali in maniera tale da rafforzare il risanamento dell’impresa in difficoltà.
  2. D’ora in avanti per concludere un accordo di ristrutturazione sarà sufficiente il consenso del 75% dei creditori finanziari, ma ciò si intende valido solo nell’ipotesi in cui questi rappresentino almeno la metà del debito totale. Questa norma fa sì che siano velocizzati i tempi di risanamento della società, poiché, di fatto, allontana la probabilità che una minoranza dei creditori possa minacciare di bloccare il provvedimento.
  3. Il DL Fallimenti interviene però anche sulla funzione del commissario: per garantirne la terzietà si è intervenuti distinguendo la figura del curatore fallimentare da quella del commissario giudiziale. I due ruoli, in sostanza, diventano ora incompatibili tra loro. Ma al di là del soggetto in sé e per sé, la riforma interviene in maniera diretta anche sulla riduzione dei tempi necessari per il prosieguo delle procedure di fallimento: si dispone la revoca del commissario giudiziale nel caso in cui questo non porti a termine i compiti di sua competenza entro i tempi prestabiliti.
  4. Il DL Fallimenti sancisce inoltre la fuoriuscita dal lavoro da parte di quei magistrati ordinari che entro il 31 Dicembre avranno compiuto i 72 anni di età. Di contro, tutti quelli che non li avessero ancora compiuti verrebbero trattenuti sul posto di lavoro fino a fine 2016.
  5. E infine c’è il nodo del concordato preventivo che è stato modificato introducendovi proposte e offerte concorrenti. In parole povere si stabilisce che se la proposta del debitore non richiama ad almeno il 25% dei debiti chirografari, anche i creditori debbano avere la possibilità di presentare una loro proposta migliorativa di concordato preventivo. Per quel che riguarda la svalutazione abusiva del patrimonio, invece, si dispone che le offerte relative all’acquisto di beni siano presentati anche da terzi ma solo nell’ipotesi in cui queste siano uguali o migliorative rispetto all’offerta proposta dal debitore.

DL Fallimenti: cosa prevede la norma “Salva Ilva”

All’interno del DL Fallimenti è stata poi inclusa una norma che è già passata sotto il nome di “Salva Ilva” e che è stata al centro dell’attenzione mediatica e politica degli ultimi giorni. Le opposizioni, per intenderci, hanno contestato il DL Fallimenti per lo più a causa di questo famigerato punto.

In primo luogo si è voluta potenziare la tutela dell’indotto: le piccole-medio imprese (anche annesse ai servizi di trasporto) che hanno eseguito lavori di risanamento ambientale o di continuità della produzione a favore di Ilva avranno accesso alla prededuzione dei crediti maturati. Ciò significa che le pmi avranno la garanzia di riscuotere quanto fatturato all’Ilva nei mesi precedenti il 21 Gennaio scorso; e contestualmente le stesse pmi si vedranno sospendere il pagamento dei tributi fino alla data del 15 Settembre prossimo, mentre è sospeso fino al 2017 il pagamento delle quota di capitale sui mutui e sui finanziamenti stipulati. In ultimo, le pmi dell’indotto Ilva potranno finalmente accedere a delle operazioni di finanziamento che son gestite da un Fondo di Garanzia apposito (il cui budget è stato previsto nella misura di 35 milioni).

La norma contenuta nel DL Fallimenti fa poi in modo che all’Ilva affluiscano 2 miliardi di euro utili per la gestione stessa dell’azienda ma fondamentali altresì per garantire un sostenuto piano di risanamento. In completamento con questo punto chiave della riforma, il decreto prevede che ai commissari straordinari sia data la possibilità di richiedere lo sblocco dei fondi sequestrati (laddove lo Stato interverrà con diverse misure di garanzia nei confronti di magistrati e banche Svizzere coinvolte).

Il decreto introduce poi la società alla costituzione della newco pubblica che sarà partecipata con gli strumenti resi a disposizione dall’Investiment Compact: la scelta di ritornare ad un temporaneo controllo del pubblico è stata motivata con diversi fattori alla mano, tra cui la mancanza di risorse necessarie per il proseguimento della produzione (tanto che in alcuni fasi l’Ilva non è neanche stata in grado di pagare alcuni stipendi), nonché gli enormi costi necessari per provvedere alla bonifica ambientale del siderurgico (stimati dall’Aia in 1.8 miliardi di euro e perciò ritenuti insostenibili dai privati).

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