L’Italia controversa, tra disoccupazione e lavori per cui non si trova personale

La crisi economica è sotto gli occhi di tutti: per diversi anni a questa parte gli indicatori economici sono letteralmente rimasti fermi al palo continuando a segnare trend a dir poco negativi. Disoccupazione alle stelle (con particolare riferimento a quella giovanile), pressione fiscale tra le più alte al mondo, rapporto deficit/Pil abnorme e un debito pubblico da far paura. Da un po’ di settimane sembra però che la situazione si sia ripresa, tanto è vero che sia le stime del Governo, sia i dati Istat che le previsioni Ocse parlano finalmente di un’Italia che pur con mille sforzi e pur con mille altre riforme da portare a termine pare abbia imboccato la strada della crescita.

In questa condizione macroeconomica a dir poco confusionaria, c’è un elemento a cui davvero non si riesce a dare risposta: secondo l’Istat in Italia ci sarebbero degli impieghi ancora molto richiesti per i quali non si riuscirebbe proprio a trovare la forza lavoro necessaria. Sono 70 le professioni che nel Belpaese, ad oggi, risultano ultra ricercate.

Lista delle professioni più ricercate in Italia secondo l’Istat

L’istituto di ricerca ha raggruppato diverse professioni in 508 categorie ed è venuta alla conclusione che esistano dei lavori grazie ai quali l’impiego è aumentato di 1.4 milioni di dipendenti nel corso degli ultimi anni. Le 70 professioni che ad oggi, in Italia, garantirebbero un posto di lavoro sicuro sono state suddivise in 4 gruppi: professioni specializzate tecniche, professioni specializzate non tecniche, professioni tecniche operative e professioni elementari.

Nel primo gruppo che è quello delle professioni specializzate tecniche troviamo 12 lavori che vanno particolarmente in voga qui da noi: il responsabile produzione industriale, l’analista software, il progettista software, l’imprenditore e il tecnico della gestione dei cantieri edili, lo specialista della saldatura elettrica e l’esercente di attività ricreative.

Nel secondo gruppo, ovvero quello delle professioni specializzate non tecniche, rientrano invece 22 professioni che richiedono una buona preparazione intellettuale ma che al contempo escludono la preparazione tecnologico-scientifica propria del primo gruppo: in questa fattispecie troviamo mestieri quali il fisioterapista, il riabilitatore, lo specialista nei rapporti con il mercato, il contabile, l’addetto alla vendita, l’addetto di logistica trasporto merci, l’addetto alla distribuzione, il capotreno, il capostazione, il farmacista e l’educatore

Dopo di che abbiamo il gruppo delle professioni tecniche operative all’interno del quale ne sono state incluse 16. In questo caso parliamo di mestieri di chiara impronta manuale che non necessitano di una grande preparazione intellettuale di fondo, né di avere a che fare con particolari attrezzature: il riferimento è diretto a professioni quali quelle del ristoratore, dell’agricoltore, dell’operaio agricolo del costruttore utensili, dell’odontotecnico, del cuoco e dell’allevatore.

Infine ci sono 20 professioni elementari che l’Istat considera fortemente richieste nel territorio italiano e che, peraltro, riescono ad assorbire una grande massa di disoccupati grazie al fatto che per essere svolte necessitano giusto un po’ di apprendimento e di esperienza (nessun titolo di studio in particolare viene richiesto, né viene imposto come essenziale il requisito del saper maneggiare questo o quello strumento ad alto valore tecnologico): in questa classe abbiamo badanti, magazzinieri, addetti alle pulizie di uffici e negozi, addetti alle mense, custodi, camerieri, cassieri e autisti.

Disoccupazione in Italia: analisi e prospettive

Come dicevamo l’Italia sta timidamente imboccando la strada della ripresa, tanto è vero che nel mese di Luglio il tasso dei senza lavoro è sceso ai minimi dal 2013. In particolar modo la disoccupazione tra gli under 24 si è fermata a quota 40.5% (calando di due punti e mezzo percentuali), mentre per quanto riguarda il tasso di disoccupazione che racchiude a sé tutti i cittadini indipendentemente dall’età si è registrata una discesa al 12%.

Lo stesso premier Renzi, pubblicando un video poi diffuso sulla sua pagina Facebook, ha confessato di ritenersi soddisfatto di numeri che gli risultano “particolarmente significativi”, e di esserlo perchè questi numeri non sono solo statistiche, ma vogliono in realtà dire molto di più “come donne del Sud che trovano un’occupazione o 50enni che tornano ad avere una chance grazie al Jobs Act”.

In ogni caso c’è ancora molto lavoro da fare perchè, al di là di tutto, il tasso di disoccupazione italiano continua a rimanere drammatico e tra i più elevati nel raggio dei Paesi con un maggior tasso di industrializzazione. Il Jobs Act ha stravolto le “regole del gioco”, ma ora, la partita, sta tutta nel permettere che quel gioco possa avere inizio lavorando su un rafforzamento della domanda interna.

A questo proposito l’esecutivo è al lavoro per studiare un massiccio taglio della spesa pubblica improduttiva e per correre parallelamente col taglio delle tasse gravanti su cittadini e imprese. Poiché lasciare più denaro nelle tasche degli operatori economici si spera possa indurli a spendere e di conseguenza a far riprendere anche l’offerta di beni e servizi (che, come matematico, laddove cresce ha bisogno di una maggiore forza lavoro per poter funzionare a dovere).

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