L’economia europea sta subendo duri colpi da più parti

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Dopo la migliore performance dell’ultimo decennio registrata nel 2017, la crescita dell’economia europea è destinata a rallentare drasticamente quest’anno. I motivi sono diversi, ma i più determinanti sicuramente sono le nuove barriere commerciali, l’incertezza sulla Brexit, il governo populista italiano e la sua manovra finanziaria. Insomma, elementi che minano la fiducia nell’euro e mettono le banche sotto stress.

Secondo la BCE, la crescita nell’Eurozona è destinata a rallentare al 2% quest’anno, 0,5 punti percentuali in meno rispetto al 2017. Ad incidere fortemente è la riduzione della domanda per le esportazioni europee, causata dai conflitti commerciali globali.

Nonostante questi segnali evidenti, la Banca centrale europea continua a non considerarli così drammatici da portarla a rivedere i piani sulla fine del massiccio programma di stimolo previsto a dicembre. “Certo, lo slancio è più debole, ma non è abbastanza per farci cambiare lo scenario di base” ha affermato il ​​presidente della Bce Mario Draghi. “Parliamo di uno slancio più debole e non di recessione”.

E’ riduttivo pensare che i dazi su acciaio e allumino imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni europee abbiamo da soli inciso in modo così evidente. Osservando meglio, è la “guerra mondiale commerciale” tra USA e Cina ad aver in qualche modo intrappolato le aziende europee in questo fuoco incrociato. Il problema vero è in Germania, paese che ha guidato in questi ultimi anni la crescita economica europea. La Camera dell’industria e del commercio ha dovuto ridurre le sue previsioni di crescita economica all’1,8% nel 2018, rispetto al precedente 2,7%.

Gli ordini dall’estero sono calati e l’industria automobilistica tedesca sta mostrando tutta la sua attuale debolezza. Ciò a causa delle tensioni commerciali globali, gli scandali sui motori diesel e i ritardi scatenati dal nuovo sistema di certificazione dei veicoli in Europa. BMW e Mercedes stanno subendo importanti cali nei profitti. All’orizzonte incombe la minacciosa intenzione di Trump di implementare i dazi sulle auto europee se l’UE non ridurrà le barriere commerciali nei confronti degli Stati Uniti.

Poi incombe la Brexit, ossia l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea nel marzo del 2019. Mancano ancora le linee guida certe su questa uscita; investitori e imprenditori temono un accordo poco chiaro e molto vago, che metterebbe a rischio le loro finanze. Allo stato attuale, manca anche quello sulle modalità di accesso ai mercati europei da parte del Regno Unito.

Non meno importante è la situazione che si è creata in Italia. Il Governo Lega-Cinque Stelle ha presentato una manovra ritenuta non adeguata dalla Commissione Europea, in quanto richiede un forte aumento della spesa in violazione delle norme dell’UE. Gli investitori temono che il conflitto tra Roma e Bruxelles potrebbe degenerare ulteriormente e mettere sotto pressione il fragile settore bancario italiano. Ciò a sua volta peserebbe pesantemente sull’economia già zoppicante dell’Italia.

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