L’economia mondiale è attualmente danneggiata dal dollaro forte

euro dollaro

Il rallentamento economico mondiale è evidente. Se nelle passate recessioni furono i mercati emergenti a salvare l’economia mondiale, questa volta un accadimento può impedire alla storia di ripetersi: un forte dollaro USA.

In un ambiente di rallentamento e di debolezza economia statunitense, gli investitori stanno cercando posti in cui far crescere i propri soldi. Investire in mercati come Corea del Sud, Brasile o India è rischioso, anche se spesso riescono a crescere più rapidamente di nazioni già sviluppate come Germania e USA. Inoltre, l’economia è spesso trascinata dalle esportazioni e legata alle variazioni dei prezzi delle materie prime.

Durante la recessione che seguì la crisi finanziaria del 2009, fu la Cina a dare la spinta decisiva all’economia globale, crescendo del 9% grazie alla spesa interna. Senza di essa, niente crescita e negatività ovunque.

Rispetto al 2009, sono cambiate molte cose. La Cina non potrà più vestire i panni di “salvatrice” della patria economica mondiale. L’economia del Paese sta rallentando causa eccessivo sfruttamento dei fattori che la compongono. Quindi, vedere altri mercati emergenti intervenire a favore della ripresa appare difficile, soprattutto se il dollaro statunitense rimarrà forte. Di solito, i Paesi emergenti tendono ad indebitarsi in dollari, rendendoli vulnerabili alle oscillazioni della moneta, la quale può rendere i loro debiti più costosi.

Se il dollaro dovesse indebolirsi, la tensione si allevierebbe, consentendo ai mercati emergenti di crescere più rapidamente; soltanto in questo caso potrebbero aiutare l’economia globale. In che modo indebolire il dollaro? Tramite l’abbassamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, cosa che già avvenendo.

UE e USA rimangono però preoccupati: la politica dei tassi negativi non sta effettivamente stimolando la crescita economica. L’economia americana si sta espandendo rapidamente rispetto ai Paesi europei, ma la crescita globale sta comunque rallentando.

La prossima settimana avverrà una nuova riunione della Federal Reserve; molto probabilmente, si deciderà per un ulteriore taglio del tasso di interesse di un punto percentuale. Naturalmente, è da vedere se questa nuova misura indebolirà il dollaro.

Intanto, i critici affermano che il forte vantaggio rende i beni statunitensi meno competitivi sul mercato globale. L’indice ICE US Dollar, che misura la valuta rispetto a sei concorrenti, nel 2019 è in realtà solo dell’1,6%. Ma, osservando le valute emergenti, il quadro è ben diverso. Il dollaro è cresciuto dell’1,9% contro la rupia indiana, del 4,1% contro il real brasiliano e del 5,5% contro il Won sudcoreano, gran parte a causa della guerra commerciale.

A peggiorare le cose, le economie emergenti prendono in prestito principalmente in dollari, mentre i loro maggiori clienti pagano principalmente in euro. Quindi anche questi paesi sono esposti in modo univoco al tasso di cambio euro-dollaro. Quest’anno, la valuta europea è scesa del 3,2% rispetto al dollaro statunitense.

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