Fiducia, nuova flessione nell’eurozona

Come era ampiamente prevedibile, il livello di fiducia nell’eurozona è calato rapidamente nel corso del mese di settembre, riflettendo tutte le difficoltà che i Paesi membri stanno affrontando, al fine di evitare una pericolosa reazione a catena nell’ipotesi di un default sostanziale o formale da parte della Grecia, e non solo.

A sostenere ufficialmente la flessione della fiducia dell’area euro è l’indice Esi, che ha misurato l’ottimismo – invero, piuttosto scarso – di imprenditori e di consumatori. Il valore dell’indice ha subito una forte contrazione nel corso del nono mese dell’anno, con un passo indietro pari a 3,4 punti sia nella sola eurozona (con un valore complessivo pari a 95 punti) sia nella più ampia area UE (94 punti).

In particolare, sembra che la sfiducia stia colpendo soprattutto i Paesi maggiormente in crisi. L’Italia porta ad esempio l’indice di fiducia in calo di 5,1 punti, mentre Francia e Regno Unito contengono la contrazione tra i 3,4 e i 3,5 punti. Male anche la Germania, con una diminuzione di 2,1 punti, più contenuta rispetto alla media UE grazie alla diminuzione del tasso di disoccupazione, ora scesa al 6,9%.

Per quanto concerne il livello di fiducia dei consumatori dell’eurozona, il peggioramento è sensibile sia nell’eurozona (- 2,6 punti) che nell’Unione Europea (- 2,3 punti). I consumatori del vecchio Continente sembrano essere sempre più pessimisti sul futuro socio economico dell’area di riferimento, con un particolare riferimento all’outlook del mercato del lavoro.

Sul fronte italiano, il livello di fiducia dell’industria è diminuito da – 4,8 punti a – 9,8 punti; crollo anche nei servizi, da – 2,3 punti a – 9,1 punti, così come nel comparto dei consumatori, da – 28,8 punti a – 31,1 punti.

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