Mutui e crisi economica: facciamo il punto

La traballante situazione economica del Paese continua a generare diffidenza nei cittadini italiani e negli istituti di credito. Se da una parte si registrano richieste di mutuo in calo del 23% a settembre (quasi un quarto in meno rispetto allo stesso mese del 2010), dall’altra anche le banche mostrano una maggiore cautela in fatto di finanziamenti e pretendono maggiori garanzie di rientro del capitale.

Come abbiamo già avuto modo di segnalare qualche giorno fa, un’indagine di Mutui.it, relativa agli ultimi 6 mesi del 2011, ha rivelato in particolare che il valore medio dell’importo erogato dei mutui è calato del 20%. I dati sono ancora più allarmanti se si considerano i soli mutui prima casa, il cui importo è diminuito del 24%.

Tutto ciò a fronte di un valore medio degli immobili sostanzialmente immutato (tra i 240.000 e i 260.000 euro) e di un capitale richiesto piuttosto stabile (circa 140.000). Ovviamente questo non fa altro che penalizzare, ulteriormente, i giovani e le famiglie monoreddito, solitamente i soggetti che hanno più difficoltà ad accedere al credito.

Le banche, in poche parole, sono passate da un’erogazione pari mediamente al 56% del valore dell’immobile, ad un mutuo che invece ne copre solo il 44%. In sostanza: da 140.000 a 110.000 euro medi erogati per un finanziamento per la casa. Ancora una volta la situazione si fa più problematica per i mutui prima casa, passati da una copertura del 68% ad una del 50% (da 155.000 a 120.000 euro).

In questo contesto si inserisce l’aumento delle richieste di mutui a tasso fisso nel novero totale delle domande di finanziamento. Sebbene nel breve periodo i tassi variabili rimangano più convenienti, il timore degli spread in rialzo ha generato un +9% nella preferenza degli italiani per i mutui con tasso d’interesse fisso, a fronte di un opposto calo del 4% per i mutui a tasso variabile e del 5% per i variabili con cap.

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