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Flat Tax, è applicabile o no all’Italia?

tobin tax

Prima l’aveva lanciata Matteo Salvini ed ora sembra che anche Silvio Berlusconi sia pronto a valutare la possibilità di introdurla: la flat tax può davvero diventare una proposta applicabile all’Italia? Può, una tassa piatta, risollevare le sorti di un’economia che stenta a riprendersi da uno stato comatoso?

Ad esporsi in questo senso è stato il professor Alvin Rabushka, secondo cui la flat tax potrebbe rivelarsi un vero toccasana per l’Italia. Sono già 40 i Paesi che l’hanno introdotta all’interno del loro sistema fiscale, e laddove è stata applicata, la flat tax ha prodotto ottimi risultati. Estonia, Lituania, Lettonia, ma anche Russia, Paraguay, Bulgaria, Serbia e così via, sono tutti Paesi nei quali questo tipo di tassazione viene comunemente applicato senza alcun tipo di problemi.

In un convegno di tre anni fa, Rabushka, che della flat tax ne è un po’ il padre fondatore, aveva tacciato l’Italia di essere un Paese retrogrado perché ancorato al principio – vecchio e ingiusto – della progressività. E lo stesso Robert Hall, economista di origine tedesca, ha rincarato la dose affermando che la flat tax è la via di uscita dalla crisi economica. Prendendo come riferimento la curva di Laffer, i due professori sono infatti convinti che laddove le tasse sono più basse, il gettito va aumentando, mentre laddove le tasse sono troppo alte, le entrate tributarie non fanno altro che diminuire.

Una flat tax, quindi, abbasserebbe la pressione fiscale su persone fisiche e imprese producendo benefici sia per i consumatori stessi che per lo Stato. I primi Paesi ad aver introdotto l’aliquota unica sono stati Estonia, Lettonia e Lituania nel 1994, mentre la Russia lo ha fatto nel 2001. Dopo di che nel 2010 si è aggiunto il Paraguay. E in tutti questi (ed altri) Paesi, la flat tax si aggira attorno al 10, 13 o 15%.

La proposta del centrodestra invece sarebbe di portare la suddetta aliquota almeno al 20/22%, se non altro perché l’Italia vanta un’economia molto diversa rispetto a quella dei Paesi sopracitati. Dei calcoli hanno permesso di appurare però che una flat tax, in Italia, farebbe mancare 100 miliardi di euro all’appello: se ora lo Stato ne incassa circa 200 miliardi, con la tassa piatta ne otterrebbe un centinaio. Tuttavia i fautori della tassa piatta sono convinti che quei 100 miliardi di differenza verrebbero fuori dai portafogli degli evasori, visto che con tasse tanto basse non vi sarebbe più motivo per evadere (e per esporsi al rischio di venire scoperti e sanzionati).

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